Il senso di tutto: IL RITRATTO DELLA MORTE

Per trovare la soluzione di questa storia di morte e terrore è necessario capire il momento esatto in cui il Professor Giovanni Sigirti è stato avvelenato. Sappiamo dalla sua autopsia che è morto a causa del contatto con un veleno a base di mercurio fortemente neurodegenerativo che, sommato ai sui problemi cardiaci, non gli ha lasciato scampo. Dall’autopsia di Oscar Plumi scopriamo invece che l’uomo è morto per cause naturali.

Dopo la morte di Oscar Plumi, secondo la maledizione di Angelica, la prossima persona a morire sarebbe dovuto essere il Professor Edoardo Amiltoni in quanto era stato il secondo a vedere il volto di Angelica dipinto nel Ritratto.

In realtà è stato proprio Edoardo Amiltoni ad uccidere Giovanni Sigirti. Vediamo come sono andati gli eventi.

Dopo il ritrovamento del dipinto Edoardo Amiltoni fa una terribile scoperta: sua moglie Elisabetta, di cui è follemente innamorato, ha un amante. L’amante della donna è proprio Giovanni Sigirti, uno dei migliori amici di Edoardo. Il colpo per lui è durissimo, si sente tradito due volte: sia dalla moglie che dal suo più caro amico e collega. Il biglietto d’amore ritrovato nella Villa è stato proprio scritto da Elisabetta Pirsi a Giovanni Sigirti.

Accecato dall’odio il Professor Amiltoni mette in atto un piano che avrebbe portato ad una terribile vendetta, sfruttando come alibi la maledizione del Ritratto. In primo luogo chiama il restauratore del Ritratto di Angelica, Carlo Dicconi, sapendo che l’uomo è un falsario, gli commissiona una richiesta: quella di realizzare un falso del quadro ritrovato e di inserire delle luci elettriche all’interno del dipinto all’altezza degli occhi della ragazza ritratta, dicendo che sarebbe stato uno degli effetti speciali per una seduta spiritica. Successivamente organizza un incontro con alcuni ospiti nella sua Villa con la scusa di mostrare il quadro restaurato e di organizzare una seduta spiritica con lo scopo di allontanare lo spirito di Angelica dal dipinto, fermando così la maledizione. In realtà l’intento di Edoardo Amiltoni è molto più subdolo: vuole uccidere Giovanni Sigirti e trovarsi un valido alibi. Infatti secondo la maledizione di Angelica, come riportato dai giornali, la prossima vittima sarebbe dovuta essere proprio lui e così decide di creare ad arte degli eventi che mostrino come solo un colpo di fortuna lo abbia salvato da una morte certa. Un colpo di fortuna per lui e di sfortuna per Giovanni Sigirti che invece sarebbe morto al suo posto.

Come ha organizzato il piano Edoardo Amiltoni?

Sappiamo che il veleno che ha ucciso Giovanni Sigirti, che inizialmente era in una boccetta, è stato posto dall’assassino su una superficie con la quale solo Giovanni Sigirti ha interagito, in quanto solo lui è stato male e i suoi sintomi sono giunti dopo qualche tempo dal contatto. Da una ripresa delle telecamere vediamo che Giovanni Sigirti, mentre sta accusando Carlo Dicconi di aver portato un quadro falso nella Villa, inizia a sentirsi male e beve da un bicchiere. È evidente, quindi, che era stato avvelenato precedentemente, ma in che modo? Dall’analisi al luminol del quadro si nota che nel nastro verde che avvolgeva la carta in cui il falso Ritratto di Angelica era impacchettato vi sono delle strane macchie e guardando sempre le riprese delle telecamere notiamo che la sera Giovanni Sigirti scarta il dipinto perché Edoardo Amiltoni si assenta per una telefonata arrivata in casa.  Tra tutti gli ospiti presenti la sera nella Villa solo Giovanni Sigirti tocca il nastro verde.

Dagli elementi che abbiamo è quindi possibile presupporre che il veleno fosse proprio nel nastro.

Il quadro impacchettato è stato però portato nella Villa da Carlo Dicconi qualche ora prima ed anche Edoardo Amiltoni lo ha toccato, scartando il pacchetto che lo avvolgeva. Quindi Carlo Dicconi non può essere colui che ha avvelenato il nastro altrimenti anche  Edoardo Amiltoni sarebbe stato avvelenato. Il quadro rimane per tutto il giorno nella Villa Amiltoni e il nostro assassino ha tutto il tempo di avvelenare il nastro con il mercurio. Qualche ora dopo, sempre dalle riprese delle telecamere della Villa, si vede che Edoardo Amiltoni controlla ripetutamente l’orologio e all’improvviso, un attimo prima di scartare il dipinto davanti a tutti gli ospiti, arriva una strana telefonata a Villa Amiltoni, così Edoardo va a rispondere lasciando a Giovanni Sigirti l’incombenza di scartare il dipinto. Il Professor Sigirti, ignaro di ciò che sarebbe accaduto, scarta il quadro e in quell’esatto momento si avvelena. La telefonata era stata organizzata dallo stesso Edoardo Amiltoni che aveva pagato un senzatetto per effettuare la chiamata proprio all’ora in cui egli avrebbe iniziato a scartare il quadro per mostrarlo agli altri ospiti. Allo squillare del telefono, infatti, Edoardo Amiltoni, in quanto padrone di casa, sarebbe andato a rispondere lasciando il compito di togliere il nastro avvelenato proprio a Giovanni Sigirti. Anche se la polizia avesse scoperto il veleno sul nastro lui avrebbe potuto dire che proprio lui era il bersaglio dell’assassino e che solo una fatalità lo ha salvato. La seduta spiritica, nel suo momento culminante, prevedeva che si fossero accesi gli occhi della ragazza nel Ritratto, suscitando a tutti un attimo di intenso stupore, ansia e tachicardia, che sarebbe sicuramente risultata fatale a quel punto per il Professor Giovanni Sigirti.

LA CONFESSIONE

“Sì Commissario, è andato tutto come lei ha esattamente ricostruito… il ritrovamento di quel dipinto mi ha condotto attraverso una serie di sfortunati eventi, la magia oscura che da esso proviene satura ogni mio respiro, il mio cammino è ormai giunto a termine, ora rimane la vendetta, poi per me ci sarà solo l’oblio…

Ho deciso di confessare il mio crimine per mostrale le strane vie che hanno portato la mia mente a vacillare e che mi hanno guidato verso i meandri più oscuri del mio animo al fine di compiere l’atto più orribile che un uomo possa fare: l’omicidio.

La notizia del ritrovamento del “Ritratto di Angelica” rimbalzò ben presto in tutti i giornali nazionali. Eravamo diventati famosi.

In quei giorni avevo tutto: amore, soldi e successo… tutto terminò, una settimana dopo, con la scoperta di due notizie orribili.

La prima notizia mi gelò il sangue nelle vene. La seconda notizia invece lo fece ribollire.

Dopo un controllo medico ho scoperto di avere pochi mesi di vita, a causa di una malattia che avanzava inesorabile; poi, dopo pochi giorni, ho scoperto che Elisabetta mi tradiva con Giovanni: mia moglie mi tradiva con il mio migliore amico. Ero disperato, il mondo crollava su di me e non sapevo che fare. Io amo Elisabetta, la amo con tutto me stesso…

Che senso ha, mi chiedevo in quei giorni, inventare tutta una vita per vedersela portare via in un soffio?

Poi accadde che Oscar morì. Il giorno 1 ottobre, ad un mese esatto dal ritrovamento del quadro. Un fatale arresto cardiaco durante la notte, cause naturali, nulla di strano. I giornali però parlarono immediatamente della maledizione del ritratto, che fu in breve rinominato Il Ritratto della Morte.

Riesco ad accettare la malattia ma non il tradimento, non un doppio tradimento. L’odio ha trasformato il mio dolore in rabbia e la rabbia è diventata una lucida vendetta che ho deciso di consumare lenta.

La maledizione sarebbe stato il mio alibi, così, attraverso interviste e incontri rafforzai la leggenda del quadro maledetto e pianificai il piano per l’omicidio di Giovanni Sigirti, ad un mese esatto dalla morte di Oscar Plumi.

Il Piano fu studiato e ponderato nei minimi dettagli, in modo che tutti i tempi fossero precisi, scadenzati con l’accuratezza di un orologio svizzero. Lei Commissario, nella sua ricostruzione, è riuscito a ricostruirne l’esatta dinamica.Questo è la mia confessione.

Questo è il resoconto di una mente malata Commissario… la mia mente malata…”

“Ogni omicidio racchiude con sé una grande sofferenza Professor Amiltoni, ma no, la sua mente non è malata, la sua follia è lucida e il suo omicidio è premeditato. Sarà compito dei giudici stabilire la sua pena, il mio compito è solo quello di arrestarla” – disse l’ispettore.

“Pagherò per i miei crimini ispettore, fra poco morirò anche io e la maledizione continuerà”.